Pomelo: tutto sull’agrume più antico (e grande) del mondo

Sono quasi sicura che anche voi fino ad oggi facevate il mio stesso errore: pensavate che il pomelo fosse un incrocio fra il pompelmo e la mela. Un po’ come il mapo, frutto della felice unione tra mandarino e pompelmo. E invece no, nel caso del pomelo la ricerca genetica e l’ibridazione non centrano nulla. Per giunta il pompelmo, che io credevo “padre” del pomelo, è in realtà suo “figlio”. Lo so, scritta così sembra una puntata di Beautiful. Provo a spiegarmi meglio.

Pomelo: cos’è?

Chiamato anche pummelo o pampaleone, il pomelo (nome scientifico Citrus maxima) è uno dei pochissimi agrumi presenti sulla terra in forma spontanea fin dall’antichità. La botanica è arrivata alla conclusione che sia una delle tre specie “primarie” da cui derivano tutti gli agrumi oggi conosciuti; le altre due sono il cedro (Citrus medica) e il mandarino (Citrus reticulata). 

Il pomelo è originario del Sud Est asiatico. In Cina, dove oggi viene coltivato soprattutto nelle regioni meridionali, è stato introdotto intorno al I secolo d.C e continua a crescere anche spontaneamente in prossimità dei fiumi. Numerose piantagioni di pomelo si trovano in Thailandia, Taiwan, Giappone, Malesia e India ed è diffuso anche in California, Giamaica e Israele. Anche in Italia cresce il pomelo: soprattutto in Sicilia e in Liguria. 

Pomelo come si sbuccia 

Al pomelo infatti sono state attribuite nel corso dei millenni importanti proprietà legate all’eros e alla salute. In Cina ancora oggi è considerato un simbolo di buon auspicio, come da noi il melograno. Quel che è certo è che è un agrume ricco di fibre, vitamina C, vitamina A, potassio e un mucchio di altri preziosi sali minerali, a fronte di un apporto calorico esiguo (meno di 40 calorie per 100 grammi). Allora perché non è così conosciuto – almeno in Occidente – e in Italia ha iniziato a prendere piede solo negli ultimi anni? La risposta è più semplice di quanto si possa credere: il pomelo è un frutto “scomodo” sotto vari punti di vista.

Innanzitutto per le sue dimensioni: è in assoluto il più grande tra tutti gli agrumi (non è stato nominato Citrus maxima mica per niente). Pensate che alcuni esemplari arrivano a pesare 25 chili. Insomma, non esattamente un frutto pratico da portare a casa nel sacchetto della spesa. Seconda scomodità: la buccia, o meglio le bucce, perché la natura, per proteggerlo al meglio, lo ha dotato di una scorza esterna liscia (che va dal verde al giallo fino al rosa chiaro) sotto la quale si trova uno strato bianco e spugnoso piuttosto spesso, detto albedo. Insomma, prima di arrivare alla polpa – che vira dal giallo al rosa intenso – bisogna armeggiare un po’, ed è indispensabile dotarsi di un coltello dalla punta affilata. Oltre a circondare la polpa, infatti, l’albedo si insinua anche tra uno spicchio e l’altro, richiedendo un lavoro di rimozione piuttosto certosino. Avete presente la pellicina del pompelmo? Ecco, qui le proporzioni sono decisamente maggiori.

Ovviamente buccia e albedo sono aspri che di più non si può, mentre la polpa del pomelo è deliziosamente dolce, con un’irresistibile nota zuccherina. Se siete tra coloro che si tengono alla larga dagli agrumi perché non sopportano il loro lato bitter, con il pomelo non correte alcun pericolo. Ragionando per categorie di gusto: siamo molto più vicini all’acidità di un mandarino che a quella di un lime. E, a proposito, a questo punto vale la pena di richiamare brevemente l’albero genealogico da cui eravamo partiti. Ricapitolando: dalle nozze tra pomelo e mandarino è nato l’arancio, mentre l’accoppiata pomelo e arancio dolce ha dato origine al pompelmo. Il mandarancio, invece, è il frutto di arancio+mandarino.

Dove trovare il pomelo 

Ma torniamo al nostro pomelo. Trovarlo non è così complicato, basta chiedere di lui nei fruttivendoli specializzati o cercarlo tra i banchi del mercato più riforniti. Anche online c’è una buona offerta. La sua succosa bontà merita di essere assaporata – almeno la prima volta – al naturale, consumando il frutto fresco. Una volta capite le sue potenzialità, avrete voglia di inserirlo nelle vostre ricette salate e dolci.

Come cucinare col Pomelo

Pomelo Salad

La freschezza del pomelo lo rende perfetto per arricchire le insalate. In Thailandia preparano la Yam-Som-O, ovvero l’insalata di pomelo, dal sapore agrodolce. Il blog Yumsome ne propone una versione vegana con arachidi, tamarindo, succo di limone, peperoncino e olio di cocco. Non meno diffusa è l’insalata di pomelo con i gamberetti: qui la ricetta di BBC Good Food che include anche la polpa di avocado. Dall’India invece arriva la tradizione del Pomelo&Chicken Salad, un’alternativa del curry più leggera. Tra le varianti in rete c’è  quella di Something new for dinner preparata con le ali di pollo.

La nota zuccherina del pomelo lo rende un ingrediente adatto anche alla preparazione di dolci e dessert: gelati, granite, sorbetti, marmellate, canditi… la lista è lunga. Volete cimentarvi nella preparazione della confettura di pomelo? Guardate questo video di Avery Raassen dove il procedimento viene descritto passo per passo. E se amate le torte, lasciatevi tentare dalla cake al pomelo e rosmarino, un’accoppiata decisamente vincente. Sul sito Foodby la ricetta veg.

Jessica Bordoni

Milanese giramondo, giornalista professionista dal 2015. Scrive di food&wine su varie testate, tra cui Civiltà del bere, Il Giornale e Le Guide di Repubblica.