7 modi (+1) per rendere l’aglio più digeribile

La frase è sempre la stessa: non lo digerisco. Quante volte l’avete detta o sentita dire in riferimento all’aglio?

In effetti, basta un solo spicchio – magari ingerito pure per sbaglio – a mettere a dura prova il lavoro post-prandiale dell’apparato digerente. Ma a tutto c’è una soluzione, anche alla “dispepsia da aglio”, quella sensazione di pesantezza diffusa che ci coglie dopo un lauto pasto in cui l’aglio ha giocato un ruolo da protagonista. O almeno da comprimario. Ecco allora 7 modi (+1) per rendere l’aglio digeribile. Sono tutti accorgimenti molto semplici da mettere in pratica. E pressoché infallibili.

1) Togliete l’anima

Regola numero uno, quella che ti insegnano alla prima lezione di qualsiavoglia corso di cucina e che ti porti dietro per tutta la vita, soffritto dopo soffritto: bisogna eliminare l’anima. Detto così, può sembrare un consiglio da serial killer. Ma l’anima dell’aglio altro non è quella specie di filamento interno, piuttosto coriaceo. Per toglierlo basta tagliare a metà lo spicchio e tirarlo via da entrambi i lati con la punta del coltello. Ci si mette un secondo.

2) Ammollate l’aglio

Un altro trucchetto è quello di lasciare a mollo gli spicchi in una tazzina riempita di latte. La temperatura fa la differenza: se il latte è caldo ve la cavate in 15-20 minuti, se è freddo il bagno dell’aglio deve durare almeno un’ora. Plus di questo stratagemma: oltre ad essere più digeribile l’aglio avrà un sapore decisamente più delicato.

3) Abbinatelo alle erbe (giuste)

Un altro collaudatissimo metodo della nonna suggerisce di cucinare l’aglio in abbinamento ad erbe aromatiche come salvia, timo, rosmarino, prezzemolo. Sono degli ottimi insaporitori naturali, le loro foglie aiutano il processo digestivo e contribuiscono ad alleggerire l’aromaticità pungente dell’aglio. All’opposto, evitate di associare l’aglio ad alimenti particolarmente ricchi di grassi e condimenti, già di per sé complicati da digerire.

4) Non sbucciatelo

Sembra un consiglio banale, ma non lo è. Optate per l’aglio in camicia (ossia non sbucciato) ogni volta che potete. E le occasioni sono moltissime a pensarci bene: praticamente tutte tranne il soffritto e le lunghe cotture.

5) Viva il soffritto (veloce)

Dicevamo del soffritto. All’aglio basta pochissimo calore per liberare il suo aroma intenso, quindi tenete pure la fiamma bassa e fatelo indorare in padella per poco tempo: 1-2 minuti al massimo sono sufficienti. La questione è semplice: meno soffrigge, più risulta digeribile.

6) Mangiatelo crudo

Allargando il ragionamento si arriva ad una conclusione inevitabile, seppur non così appagante: l’aglio crudo è decisamente più digeribile di quello cotto. Il motivo risiede in alcuni enzimi digestivi, naturalmente presenti nell’aglio, che vengono inibiti proprio durante il processo di riscaldamento. Se potete, quindi, mangiate tutto al naturale. Ad esempio preparando una deliziosa maionese all’aglio o una salsa allo yogurt aromatizzata all’aglio.

7) … oppure sbiancato

Questo è quel che si dice un consiglio da chef. La tecnica dello sbiancamento dell’aglio è piuttosto diffusa tra le cucine gourmet e ha il vantaggio di smorzarne anche il sapore. Unico limite: ci vuole un po’ di tempo. Si mettono gli spicchi in un pentolino ripieno d’acqua e si porta ad ebollizione. L’operazione va ripetuta per tre volte per essere efficace.


8) Spremete gli spicchi (con riserva)

Qui alzo le mani perché sulla validità di questo consiglio non c’è unanimità. Molti sostengono che spremendo gli spicchi (per i principianti del caso: esiste un apposito strumento chiamato spremiaglio) il sapore si attenua. Per altri, e io fra questi, avviene esattamente il contrario. Come si dice? Provare per credere.

Questo articolo fa parte della nostra collaborazione con il Consorzio dell’Aglio Bianco Polesano DOP. Vuoi saperne di più sull’aglio? Clicca qui.

Jessica Bordoni

Milanese giramondo, giornalista professionista dal 2015. Scrive di food&wine su varie testate, tra cui Civiltà del bere, Il Giornale e Le Guide di Repubblica.