Tutti pazzi per il gin (aromatizzato, però)

gin aromatizzato

Tre lettere: è il distillato più amato di tutti i tempi e il suo nome è il “diminutivo” di una pianta officinale. In una definizione da cruciverba, il gin sarebbe descritto più o meno così. La pianta in questione – che in realtà è un genere di piante che comprende più di 60 specie – è ovviamente il ginepro, presente sotto forma di bacche. Ma l’elenco delle botanicals che vengono fatte macerare per aromatizzare il gin sono moltissime e oggi la sperimentazione ha raggiunto risultati sorprendenti.

 

Gin giallo zafferano

gin zafferano

Ad esempio, l’avete mai provato il gin allo zafferano? A crearlo ci ha pensato l’azienda Silvio Carta di Zeddiani, in provincia di Oristano, utilizzando nientemeno che il pregiato zafferano di Sardegna Dop. Le botaniche base del Boigin Saffron sono tutte a km 0. Provengono dall’orto botanico aziendale e sono distillate fresche per ben due volte a bassa temperatura, così da preservare le loro caratteristiche “essenziali”. I pistilli di zafferano vengono posti in infusione in un secondo momento e donano un colore giallo intenso. Il risultato è un gin dalle note agrumate con piacevoli sfumature di zafferano che restano però sullo sfondo, senza appesantire l’aroma.

Con il tartufo bianco di Alba

gin tartufo

Il Piemonte è terra di tartufi. E qualcuno ha deciso di inserire il pregiato tubero anche nel gin. L’azienda Wolfrest è nata con l’obiettivo di mettere in bottiglia l’autentico “spirito” delle Langhe e ha creato il Wolfrest Alba. Si tratta di un gin a base di tre sole botaniche, tutte locali: bacche di ginepro, nocciole tostate e – udite, udite – il tartufo bianco di Alba, che viene aggiunto rigorosamente fresco e distillato solo in concomitanza con il periodo della raccolta. Ne nasce un gin complesso, concentrato, dal retrogusto leggermente torbato. Un po’ come la terra umida da cui proviene il celebrato tartufo..

Agrumi mon amour

gin agrumi

Un altro marchio che ha deciso di puntare tutto sull’aromatizzazione, utilizzando frutta e piante rigorosamente italiane, è Malfy di Moncalieri, a pochi chilometri da Torino. Il Gin con Limone è a base di ginepro e limoni costieri italiani (soprattutto di Amalfi e della Sicilia), a cui si aggiungono coriandolo, corteccia di cassia, radice di angelica, radice di iris, scorza d’arancia e di pompelmo. Freschissimo e piccante. Se amate le note agrumate, potete provare anche il Gin con Arancia, in cui sono utilizzate le scorze di arance sanguinelle siciliane raccolte nel mese di novembre. Qui il sapore si fa più dolce e succoso.

 

Gin bio con salvia e limone

gin bio

Engine, proprio come motore in inglese. Questa azienda delle Langhe (ormai l’avete capito che il Piemonte ha una lunga tradizione in fatto di liquori e distillati) ha scelto la metafora on the road. Il gin è dunque “il carburante che accende l’entusiasmo e alimenta sogni ruggenti”. Anche il packaging riporta a questi concetti: non la classica bottiglia ma una confezione di latta (brevettata) che sembra una tanica di benzina. Il Gin Engine è 100% italiano e biologico. Tra gli ingredienti figurano la rosa damascena, la radice di liquirizia, ma soprattutto la salvia e la scorza di limone, riprendendo l’antica ricetta dell’“elisir di felicità”. Balsamico e agrumato, questo gin ha un gusto deciso, con un finale leggermente amaricante conferito delle foglie di salvia.

Avete già un’idea di quale usare per il vostro gin tonic?

 

Jessica Bordoni
Jessica Bordoni

Milanese, laureata in Lettere e Comunicazione all’Università degli Studi di Milano, giornalista professionista dal 2015. È sommelier e fa parte del Vivier du Champagne promosso dal Bureau Champagne Italia. Dal 2008 scrive per Civiltà del bere, storica rivista del vino italiano. Nel 2016 ha iniziato a collaborare anche con il quotidiano Il Giornale, occupandosi delle pagine milanesi di enogastronomia.

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