3 erbe aromatiche di cui non hai mai sentito parlare, ma che fanno benissimo

tanaceto

“Le erbe aromatiche sono un vero toccasana per la salute.” Quante volte vi è capitato di sentire (o dire) questa frase? In effetti i pregi sono tanti. Insaporiscono i cibi limitando l’uso del sale, donano colore e profumo ai piatti, senza contare le numerose sostanze nutrizionali benefiche che possono contenere.

Però, ammettiamolo: quando cuciniamo, le erbe aromatiche che usiamo sono sempre le stesse e il loro numero si conta sulle dita di una, massimo due mani. Rosmarino, presente. Prezzemolo, celo. Basilico e salvia, come se piovesse. Poi un po’ di menta, qualche ciuffo di timo, maggiorana e il grosso della lista è fatto. Ah, no… guai a dimenticare l’erba cipollina, che oggi è in grande rispolvero e sta quasi oscurando il trend dell’aneto e del coriandolo.

Ricapitolando, quindi, manca qualcosa? La maggior parte di noi si ferma a questi nomi. Ed è proprio un peccato, perché le erbe aromatiche sono tantissime e ogni varietà ha le sue caratteristiche e le sue virtù. Ecco allora tre erbe aromatiche che probabilmente non avete mai sentito nominare, ma che meritano di essere conosciute e tenute tra i ripiani della vostra cucina.

Tanaceto

Digestivo, rinfrescante, utile contro il mal di denti, la febbre e i dolori mestruali. Con questo curriculum il tanaceto non poteva che stare al primo posto della nostra profumatissima lista. Si tratta di una pianta erbacea perenne, dai fiori color giallo oro. Una volta essiccati e sminuzzati, i fiori possono essere utilizzati per preparare un infuso ricostituente oppure per dare un po’ di sprint a frittate e insalate. Il tanaceto figura tra i P.A.T, ossia i prodotti agroalimentari tradizionali della Regione Piemonte: le sue foglie sono alla base del liquore tipico Arquebuse, diffuso anche nel sud della Francia. Però c’è un ma: si tratta di un’erba aromatica piuttosto amara, quindi se amate i sapori dolci non fa proprio per voi. Altra avvertenza: esistono molti tipi di tanaceto e quello impiegato in cucina (e in medicina) è il vulgare. Affidatevi a un erborista per l’acquisto e per le quantità, da dosare con attenzione.

erbe aromatiche mirride

Mirride

Il nome non gioca a suo favore, ma il sapore sì. La mirride è una pianta perenne tipica degli ambienti alpini e prealpini. Le sue foglie eleganti somigliano a quelle della felce, mentre l’aroma intenso ricorda l’anice e il cerfoglio (per chi sa che aroma ha il cerfoglio!). Ha proprietà diuretiche, digestive ed è indicata in caso di infezioni. Tutte le sue parti sono commestibili, ma sono soprattutto le foglie a venire utilizzate. Nel Nord Europa sono considerate una valida alternativa al prezzemolo in aggiunta a minestre, salse e insalate. I semi, invece, possono essere uniti alla frutta fresca per una macedonia decisamente croccante. Infine la radice, una volta pelata, può essere consumata a crudo o lessata, con un filo d’olio.

Levistico

Il levistico è una pianta che può raggiungere fino ai 2 metri di altezza. Viene anche definito sedano di monte e in effetti l’aspetto e il sapore ricordano quelli del sedano, ma il profumo è decisamente più intenso, pungente e dunque interessante. Ha un alto contenuto di quercitina (in natura solo il cappero ne contiene di più), una sostanza dal forte potere antiossidante. Oggi in Italia il levistico è quasi scomparso, mentre in passato era piuttosto diffuso. Sapete chi ne erano grandi consumatori? Gli Antichi Romani, che aggiungevano le foglie alle zuppe, alla carne e al pesce, mentre i semi venivano masticati per favorire la digestione. Se volete dare un tocco in più al vostro pane fatto in casa, al posto dei semi di sesamo o di lino metteteci quelli di levistico. Il gusto vi stupirà. E voi stupirete i vostri ospiti dicendo loro cosa gli state offrendo!

Jessica Bordoni
Jessica Bordoni

Milanese, laureata in Lettere e Comunicazione all’Università degli Studi di Milano, giornalista professionista dal 2015. È sommelier e fa parte del Vivier du Champagne promosso dal Bureau Champagne Italia. Dal 2008 scrive per Civiltà del bere, storica rivista del vino italiano. Nel 2016 ha iniziato a collaborare anche con il quotidiano Il Giornale, occupandosi delle pagine milanesi di enogastronomia.

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