Il plant based è ovunque. Sugli scaffali della grande distribuzione crescono prodotti, ricette e proposte che puntano sugli ingredienti vegetali, intercettando consumatori sempre più attenti a salute, sostenibilità e gusto. I numeri danno ragione a chi ci ha scommesso: secondo Fortune Business Insights, il mercato globale del plant based food potrebbe raggiungere 491 miliardi di dollari entro il 2034, con una crescita media annua dell’8,47% nel periodo 2026-2034. Una traiettoria impressionante, che spinge produttori, retailer e distributori a ripensare assortimenti, posizionamenti e comunicazione. Proprio a questo tema Fieramilano dedica un approfondimento all’interno del programma di TUTTOFOOD 2026, la fiera internazionale dell’agroalimentare in programma a Milano dall’11 al 14 maggio, che quest’anno sarà di nuovo uno dei palcoscenici più importanti per chi vuole capire dove sta andando il mondo del cibo.

Il pezzo mancante nel racconto del vegetale
Eppure, nel racconto di questa trasformazione, manca spesso un pezzo. O meglio: il pezzo più antico. Plant based non significa per forza vegano, né alternativa alla carne. Significa dare più spazio agli alimenti di origine vegetale nella dieta quotidiana: frutta, verdura, legumi, cereali, semi, frutta secca. Prodotti che fanno parte da sempre della nostra alimentazione (come aveva scoperto Ancel Keys nel coniare il termine Dieta Mediterranea) e che oggi vengono riletti con uno sguardo nuovo. Prima dei burger vegetali, delle bevande alternative e dei prodotti ultra-processati con foglie stampate in etichetta, esiste un patrimonio agricolo, gastronomico e culturale che porta in tavola naturalità, stagionalità e valore nutrizionale: si chiama ortofrutta. E non ha bisogno di essere reinventato, solo riconosciuto. Mentre l’industria alimentare corre verso nuove formulazioni e nuovi formati, frutta e verdura restano lì, ferme al loro posto, con una densità di senso che nessun prodotto costruito a tavolino riesce ancora a replicare.
La GDO come spazio di scoperta
La vera innovazione, allora, non è solo creare nuovi prodotti vegetali, ma valorizzare quello che c’è già. Che è anche la nostra missione, come magazine 🙂 Fresca, trasformata, disidratata o abbinata ad altri ingredienti, l’ortofrutta può ispirare nuove ricette, nuovi momenti di consumo, nuove proposte commerciali. I reparti frutta e verdura possono così diventare luoghi di scoperta e ispirazione, con la frutta secca come ingrediente funzionale, le verdure pronte per nuove preparazioni, i prodotti pensati per consumatori flexitariani, curiosi, attenti al benessere. In questo scenario, il ruolo della GDO è centrale: non solo come canale di distribuzione, ma come interprete di tendenze e promotore di nuovi stili alimentari. Chi riesce a raccontare l’ortofrutta con questo sguardo ha in mano qualcosa di raro: un prodotto con millenni di storia che può parlare benissimo al presente.

L’appuntamento a TUTTOFOOD 2026
Di tutto questo si parlerà a TUTTOFOOD 2026, durante il convegno “Plant based, da ortofrutta a food: abbinamenti innovativi per la GDO globale”, organizzato da myfruit.it e FruitGourmet in collaborazione con TUTTOFOOD. L’appuntamento è martedì 12 maggio 2026, dalle 10:30 alle 12:00, al Padiglione 4, Fruit & Veg Arena. La tavola rotonda metterà a confronto voci diverse del settore, tra evoluzione dei consumi, innovazione di prodotto e opportunità per la distribuzione organizzata. Interverranno Alberto Ancarani di Coop Italia, Salvo Garipoli di SG Marketing, Claudia Iannarella di Valfrutta Fresco, Francesco Manzi di Innova Market Insights e Paolo Palazzo di Euro Company. A moderare l’incontro sarà Raffaella Quadretti di myfruit.it.


