Giallo intenso o rosso vivace, tutta la dolcezza del peperone di Carmagnola

Fa parte della lista dei PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali) e gode del marchio IGP. Ma non solo: è protetto dal Consorzio di tutela, riconosciuto dal Presidio Slow Food e protagonista di una Fiera nazionale che ha appena festeggiato i 70 anni con grande successo di pubblico. Il protagonista di cotanto palmares è il peperone di Carmagnola, varietà tutta italiana – o meglio piemontese –  della pianta peruviana del peperone. A introdurla, agli inizi del Novecento, è stato il lungimirante Domenico Ferrero, orticoltore di Borgo Salsasio, una frazione del comune torinese di Carmagnola.

In particolare sono cinque le tipologie riconosciute dal Consorzio: Quadrato, Tumaticot, Lungo o Corno di bue, Trottola e Quadrato allungato.

Il peperone di Carmagnola Quadrato, anche detto Bragheis, ha una forma che ricorda quella di un cubo, con quattro punte. Il Tumaticot, invece, è tondeggiante e schiacciato ai poli, simile a un pomodoro. Il Lungo o Corno di bue, come suggerisce il nome, si presenta come un cono molto allungato. Da segnalare anche il peperone di Carmagnola Trottola, a forma di cuore con la punta leggermente estroflessa oppure troncata, e il Quadrato allungato, ovvero il Bragheis dalla forma affusolata e a maturazione precoce.

 

Tra i punti di forza del peperone di Carmagnola c’è sicuramente il colore giallo intenso o rosso vivace.

Anche il sapore fa la differenza, grazie ad una dolcezza equilibrata. Oggi l’area di produzione si estende per 26 comuni in provincia di Torino e 10 in provincia di Cuneo. Si tratta di una delle zone più fertili del Piemonte, con superfici da pianeggianti a leggermente ondulate caratterizzate da suoli di medio impasto, profondi, ben drenati e facilmente lavorabili. Il clima è continentale, con estati molto calde e precipitazioni contenute.

La polpa compatta e la buccia spessa rendono il peperone di Carmagnola una verdura decisamente versatile.

Lo dimostra anche il grande apprezzamento da parte dell’industria conserviera, per le preparazioni in agrodolce, e dei ristoratori, per la sua tenuta in cottura.

Abbiamo chiesto ragguagli a Renato Dominici, tra i massimi esperti della tavola piemontese, patron per 25 anni del ristorante stellato La Carmagnole a Carmagnola. «Questa varietà di peperone è ottimo crudo, bagnà ’nt l’euli cioè immerso in un buon olio extra vergine di oliva, o con la bagna cauda, ma anche arrostito in forno o scottato alla fiamma, anche perché la pelle si asporta facilmente. Senza infrangere la regola della stagionalità dei prodotti, potete gustarlo sott’aceto, sott’olio, in agrodolce o, come da antica tradizione piemontese, sota rapa, nelle vinacce».

Durante la settantesima edizione della Fiera del peperone di Carmagnola, in scena lo scorso settembre, è stato organizzato un contest per i food blogger italiani e gli ambassador del peperone.

L’iniziativa  –  curata e promossa dal Consorzio in cordata con la Città di Carmagnola, l’Associazione Italiana Food Blogger (Aifb), il Gruppo Editoriale MoreNews Torino Oggi e l’associazione I Ristoranti della Tavolozza –  ha portato alla creazione di 77 ricette inedite, molto originali e diverse fra loro, ma tutte incentrate su questa varietà di peperone.

La giuria tecnica di qualità ha decretato le cinque migliori preparazioni.

Gli autori hanno partecipato alla finalissma, sfidandosi dal vivo nella realizzazione di una ricetta con gli ingredienti contenuti in una “mistery box”, secondo il modello di Masterchef. Ad aggiudicarsi la vittoria è stata Micaela Ferri autrice del blog “Le ricette di Michi” (Sassuolo) con i Bocconcini al salmone e gelato al peperone. Medaglia d’argento per Daniela Boscaiolo di “Timo e Lenticchie” (Vicenza) con  Kanten al peperone su riso nero. Bronzo per Calogero Rifici di “Peperoncini & Dintorni” (Livorno) con Peperoni Tomaticot di Carmagnola ripieni di foglie di cipolla pecorino e Nduja.

Jessica Bordoni
Jessica Bordoni

Milanese, laureata in Lettere e Comunicazione all’Università degli Studi di Milano, giornalista professionista dal 2015. È sommelier e fa parte del Vivier du Champagne promosso dal Bureau Champagne Italia. Dal 2008 scrive per Civiltà del bere, storica rivista del vino italiano. Nel 2016 ha iniziato a collaborare anche con il quotidiano Il Giornale, occupandosi delle pagine milanesi di enogastronomia.

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